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Un dolore che compromette la vita di tutti i giorni

Mal di schiena

Un disturbo molto frequente che può compromettere la nostra vita di tutti i giorni.

Quasi tutti, prima o poi, abbiamo sofferto di mal di schiena, spesso dovendo rinunciare a condurre normalmente le nostre attività quotidiane.


Cos’è il mal di schiena

Il mal di schiena è un problema che molte persone hanno sperimentato o sperimentano almeno una volta nella vita. Si tratta di un disturbo sempre più frequente nella società moderna, che ci ha abituati a uno stile di vita spesso poco salutare, caratterizzato dalla sedentarietà, dalla scarsa attività fisica, dalle posture errate che manteniamo quando siamo seduti a una scrivania o a tavola e quando utilizziamo il computer, lo smartphone o il tablet. Il risultato è una muscolatura non tonica che, faticando a svolgere il suo ruolo, ci espone a piccoli e grandi disturbi di diversa natura.

La schiena è costituita principalmente da due elementi:

  • la colonna vertebrale, anche chiamata spina dorsale, sostiene il busto, supportandolo nei movimenti, e contiene e protegge il midollo spinale, una parte molto importante del sistema nervoso centrale. Le vertebre sono separate tra loro da cuscinetti fatti di cartilagine, che impediscono urti e sfregamenti tra le vertebre stesse;
  • i muscoli, collegati alle vertebre attraverso i legamenti, contraendosi e allungandosi permettono al busto, alle spalle e al collo di muoversi e proteggono le ossa e le articolazioni.

Il mal di schiena può essere causato da un trauma o da tensione e può comparire gradualmente o manifestarsi all’improvviso. Generalmente, però, dura solo pochi giorni e può essere trattato con farmaci antidolirifici/antinfiammatori. Di sicuro, si può fare molto per prevenirlo. In alcuni casi, il mal di schiena può durare a lungo o addirittura diventare cronico, cioè durare più di 12 settimane con sintomi che possono protrarsi anche per mesi.

Le principali tipologie di mal di schiena sono:

  • mal di schiena lombare, che riguarda la parte inferiore della schiena: è il caso per esempio della lombalgia;
  • mal di schiena lombo sacrale, che interessa la parte più bassa della schiena, come nel caso della lombosciatalgia;
  • mal di schiena dorsale, conosciuto anche come dorsalgia, che coinvolge la parte centrale della schiena.

Alcune comuni tipologie di mal di schiena

La schiena viene coinvolta nella maggior parte dei movimenti che facciamo durante la giornata e anche mentre dormiamo. Si tratta quindi di una zona sottoposta a costanti sforzi e che può soffrire di traumi e infiammazioni dando origine a mal di schiena a volte molto dolorosi. I più frequenti sono:

La Lombalgia

Quando si parla di mal di schiena molto spesso ci si riferisce proprio alla lombalgia, un disturbo che coinvolge i muscoli o le ossa della parte bassa della schiena. La lombalgia viene classificata in base alla durata e si divide in:

  • lombalgia acuta, quando il dolore dura meno di 6 settimane;
  • lombalgia sub-cronica, quando il dolore dura tra le 6 e le 12 settimane;
  • lombalgia cronica, quando il dolore supera le 12 settimane.

L’esempio più noto di lombalgia acuta è il cosiddetto “colpo della strega”,

In genere, la lombalgia è caratterizzata da un dolore diffuso, a volte intenso, che non si modifica se ci si muove e che, in alcuni casi, si irradia verso il basso fino a raggiungere la zona dei glutei. Esistono alcuni sintomi associati alla lombalgia che vengono definiti “red flag”, cioè bandiera rossa. Si tratta di sintomi che possono indicare l’esistenza di una patologia più grave. Tra questi fattori, rientrano:

  • perdita di peso;
  • difficoltà nel controllare la vescica o l’intestino;
  • debolezza tale da rendere difficoltosi i movimenti;
  • intorpidimento dei glutei;
  • fratture;
  • dolore conseguente a interventi chirurgici avvenuti da meno di un anno;
  • febbre;
  • tumori presenti o pregressi;
  • infezioni alle vie urinarie.

Qualora si presentassero uno o più di questi fattori contemporaneamente al mal di schiena è bene rivolgersi al proprio medico di fiducia per verificare che la lombalgia non sia causata da una complicazione più grave.

Le cause della lombalgia possono essere molte e di diversa natura. Lo stile di vita che molti di noi conducono e che ci porta a essere sedentari e mantenere posture non corrette è spesso alla base di questo disturbo. Alcune cause infatti possono essere:

  • traumi muscolari o scheletrici;
  • incidenti d’auto, di moto o sportivi;
  • scarsa attività fisica;
  • lavori eccessivamente pesanti.
  • mantenimento di posture scorrette;
  • debolezza muscolare;
  • iperlordosi o scoliosi;
  • sovrappeso;
  • disidratazione o insufficiente consumo quotidiano di acqua;
  • fumo;
  • errato appoggio del piede mentre si cammina;
  • problemi masticatori o dell’articolazione della mandibola;
  • ernia del disco o fratture vertebrali;
  • eccesso di stress o problemi psicologici come depressione;
  • osteoartrite;
  • artrite reumatoide;
  • infezioni o tumori della colonna vertebrale.

Nelle donne, non è rara, inoltre, la lombalgia durante la gravidanza, in quando la zona lombare e sacrale è interessata da cambiamenti della postura che provocano tensioni muscolari.

In casi di lombalgia acuta, spesso si consiglia di non forzare la zona sofferente e di ricorrere a medicinali antidolorifici e antinfiammatori come i FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei, che in certi dosaggi si possono acquistare senza la ricetta del medico e svolgono un’azione analgesica e antinfiammatoria. Qualora si soffrisse di lombalgia cronica, si consiglia di non stare troppo fermi, di bere molta acqua, evitando invece gli alcolici, di cercare di rilassare la muscolatura con massaggi. Qualcuno trova utile affidarsi a terapie come la riflessologia plantare, lo shiatzu, l’agopuntura. In caso di lombalgia cronica è sempre meglio rivolgersi al medico specialista per esami e cure adeguate.

Le cure per la lombalgia sono legate alla causa stessa del disturbo, ma molto, naturalmente, si può fare in termini di prevenzione, partendo dall’evitare una vita troppo sedentaria. Si consiglia di mantenere il corpo in forma anche con:

  • esercizi respirazione;
  • stretching da eseguire almeno 2 o 3 volte alla settimana;
  • rafforzamento dei muscoli addominali, dei dorsali e dei quadricipiti;
  • mantenimento di una postura corretta, sia in piedi sia quando si è seduti;
  • ginnastica posturale per la lombalgia.
Lombalgia

La Sciatalgia o Lombosciatalgia

Può essere capitato a molti di noi di soffrire di sciatalgia o lombosciatalgia, magari chiamandola comunemente “sciatica”, dal nome del nervo implicato in questo disturbo. La lombosciatalgia, infatti, è un dolore generato dal nervo sciatico, denominato anche ischiatico, il più grande e lungo nervo del nostro corpo, che dalla parte bassa della schiena raggiunge il piede, passando nella parte posteriore della coscia.

La lombosciatalgia si chiama così proprio perché coinvolge la parte lombare della schiena e tutta l’area percorsa dal nervo sciatico. Si tratta di un disturbo molto comune, soprattutto negli ultimi anni, a causa dello stile di vita sedentario e delle posture scorrette cui ci siamo abituati e che possono provocare la compressione o l’infiammazione del nervo sciatico.

Si identificano due tipologie di lombosciatalgia:

  • lombosciatalgia acuta, che si manifesta con il picco di dolore nei primi 2/3 giorni e poi presenta un’attenuazione dei sintomi fino alla loro scomparsa;
  • lombosciatalgia cronica, che si verifica quando il dolore persiste e supera il periodo di pochi giorni.

Il sintomo principale della lombosciatalgia è il forte dolore che coinvolge la zona lombare e si estende al gluteo, alla parte posteriore della coscia fino a raggiungere il piede. Generalmente si tratta di un dolore che colpisce solo un lato, ma, più raramente, può capitare che si manifesti da entrambe le parti.

A seconda della causa e del tipo di compressione o infiammazione del nervo sciatico, il dolore può presentarsi con intensità e modalità diverse. Può infatti essere:

  • acuto e profondo;
  • bruciante;
  • a fitte;
  • lieve;
  • simile a scosse.

Trattandosi di un nervo che trasporta le informazioni sensoriali, la lombosciatalgia può essere accompagnata da altri sintomi, come:

  • perdita di sensibilità;
  • intorpidimento;
  • indebolimento;
  • formicolio (specialmente agli arti inferiori).

Questi sintomi possono essere presenti in aree diverse, per esempio il formicolio nella zona dei piedi e l’intorpidimento nella parte dei glutei.

Può anche capitare che il dolore si acuisca se si fanno degli sforzi, se si tende la gamba, se si tossisce o starnutisce, se si passa un lungo periodo in posizione seduta.

Le cause della lombosciatalgia sono da ricercare nella compressione o nell’infiammazione del nervo sciatico e possono derivare da diversi fattori, sia traumatici sia patologici. Tra questi si possono indicare:

  • l’ernia del disco, che rappresenta la principale causa di sciatalgia;
  • uno strappo muscolare;
  • una contrattura muscolare;
  • la discopatia degenerativa della zona lombo-sacrale, cioè il danneggiamento o la scomparsa del cuscinetto di cartilagine che separa le vertebre impedendo loro di urtarsi o sfregare;
  • la stenosi spinale del tratto lombo-sacrale, cioè il restringimento del canale spinale nella parte bassa della schiena;
  • la spondilolistesi, cioè lo spostamento in avanti di una vertebra rispetta quella inferiore;
  • lo schiacciamento del nervo a opera del muscolo piriforme, conosciuta come sindrome del piriforme.

Sono stati anche identificati dei fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di incorrere in una lombosciatalgia, per esempio:

  • condurre una vita troppo sedentaria;
  • un’età avanzata, che in alcuni casi può favorire lo sviluppo di ernie del disco;
  • l’obesità, che può essere all’origine di carichi e sforzi eccessivi a danno della colonna vertebrale;
  • svolgere lavori, attività o sport che richiedono di sollevare pesi o torcere la schiena.

Pur considerando che la principale responsabile dell’insorgere di questo disturbo è la degenerazione delle vertebre legata all’invecchiamento, fattore su cui non si può avere controllo, bisogna comunque indicare che esistono alcuni accorgimenti che possono ridurre in ogni caso il rischio di lombosciatalgia e permettere al corpo di reagire meglio.

Alcuni consigli sono:

  • adottare posture corrette;
  • praticare attività fisica con regolarità;
  • mantenere la tonicità dei muscoli, con esercizi e stretching;
  • rispettare le tecniche corrette quando si sollevano pesi;
  • fare un’attenta scelta del materasso e delle sedie;
  • svolgere attività sportive che facciano lavorare i muscoli in allungo e non solo in contrazione, come la camminata, la corsa, il nuoto, lo yoga, il pilates;
  • porre attenzione alla propria posizione quando si lavora al computer o si utilizzano tablet e smartphone;
  • ridurre o eliminare il fumo, che accelera la degenerazione delle ossa;
  • ridurre o evitare l’alcool;
  • seguire una dieta sana ed equilibrata, con una buona presenza di frutta e verdura;
  • bere sufficiente acqua ogni giorno;
  • riposare correttamente la notte.

Se non è causata da patologie particolari, la lombosciatalgia tende a guarire da sola entro poche settimane. Per alleviare il dolore vengono consigliati riposo, impacchi di ghiaccio, stretching leggero e l’utilizzo di medicinali come i FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei, che svolgono un’azione antinfiammatoria e antidolorifica e in determinati dosaggi sono acquistabili senza la necessità della ricetta medica. Nei casi più gravi o se i sintomi durano per un lungo periodo di tempo, è consigliabile rivolgersi al medico di fiducia che potrà diagnosticare con precisione le cause della lombosciatalgia e individuare la cura più indicata.

Sciatalgia o Lombosciatalgia

L'ernia del disco

La nostra colonna vertebrale, insieme ai muscoli dorsali e addominali, ha il compito di sorreggere il busto e supportarlo nei movimenti. È composta da 26 vertebre, che sono separate da cuscinetti fatti di cartilagine che servono a rendere più morbida l’interazione tra le vertebre e ad evitare che si urtino o sfreghino tra loro. Man mano che passano gli anni (e in tempi più rapidi, se compiamo abitualmente attività che comportano uno sforzo eccessivo della colonna vertebrale) questi cuscinetti si consumano, perdendo la loro capacità di ammortizzazione, e i dischi delle vertebre possono subire danni.

Quello che avviene si chiama ernia del disco e consiste nella dislocazione del disco vertebrale (in pratica, la vertebra va fuori posto e può comprimere i nervi vicini) e nella relativa fuoriuscita del nucleo. In questi casi, compare generalmente un dolore alla schiena e si produce una sciatalgia.

Si tratta di una patologia dolorosa, che si può verificare con diverse modalità:

  • ernia contenuta, o protrusione, se il disco vertebrale sporge, ma è integro;
  • ernia protrusa, se il nucleo fuoriuscito spinge sulle fibre dell’anulus fibrosus, l’anello di tessuto elastico che circonda il nucleo, ma non fuoriesce;
  • ernia espulsa, se si verifica la rottura dell’anulus fibrosus e il nucleo fuoriesce;
  • ernia migrata, se il nucleo fuoriuscito si allontana dal disco.

L’ernia del disco avviene più frequentemente nella parte lombare della colonna rispetto alla parte cervicale, anche, probabilmente, a causa della maggiore usura di quel tratto. In termini statistici si parla spesso di ernia L5-S1, cioè dovuta allo spazio intervertebrale che si trova tra la quinta vertebra lombare, L, e la prima sacrale, S1.

I sintomi dell’ernia del disco non sono del tutto indicativi. Può addirittura capitare che una persona con un’ernia del disco non manifesti nessun sintomo. Questo accade perché i principali sintomi sono legati non alla rottura del disco vertebrale, ma alla compressione che questa produce a carico dei nervi vicini o del midollo spinale. Nella maggior parte dei casi, però, si può rilevare un dolore che si manifesta su un solo lato del corpo e che cresce nel tempo. Questo dolore può peggiorare se si esercita pressione sul nervo o anche solo tossendo, starnutendo o sedendosi.

I possibili sintomi sono legati inoltre alla posizione della vertebra danneggiata. In caso di ernia del disco cervicale (quindi nella parte alta della schiena o sul collo) i sintomi possono essere:

  • dolore al collo;
  • intorpidimento o formicolio al collo, alle spalle, alle braccia o alle mani;

Se l’ernia del disco si produce nella zona lombare (quindi nella parte bassa della schiena) i sintomi possono essere:

  • mal di schiena, specialmente in movimento;
  • intorpidimento o formicolio alla schiena, ai glutei, ai genitali, alle gambe o ai piedi.

Se l’ernia del disco comprime il nervo sciatico, il più grande e lungo del corpo, che va dalla parte lombare della schiena fino ai piedi, può dare origine a una sciatalgia, o lomboscitalgia, quella che comunemente chiamiamo sciatica, con sintomi quali dolore che si diffonde dalla bassa schiena, lungo la gamba e fino al piede, accompagnato in alcuni casi da formicolio alla gamba, all’anca o ai glutei.

Qualora l’ernia del disco comprima il midollo spinale, si potrebbero avere reazioni più gravi, come paralisi muscolare o spasmi muscolari.

La causa principale dell’ernia del disco è l’usura dei dischi vertebrali. Questa è quasi sempre prodotta dal passare degli anni o dallo svolgimento di attività particolarmente usuranti.

Esistono però dei fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di soffrire di un’ernia del disco, tra questi possono esserci:

  • l’età: l’ernia del disco è più frequente nelle persone sopra i 50 anni a causa dell’invecchiamento dei dischi;
  • il fumo, che diminuisce il livello di ossigeno nel sangue con conseguenze sulle ossa;
  • il sovrappeso, che causa uno stress eccessivo ai dischi della regione lombare:
  • l’altezza: le persone più alte sollecitano maggiormente l’area lombare della spina dorsale;
  • lavori fisicamente impegnativi, sport estremi e attività che sollecitano eccessivamente la schiena o che richiedono di restare seduti o in piedi per lunghi periodi di tempo;
  • il sollevamento di pesi;
  • traumi o lesioni alla schiena, per esempio in seguito a incidenti o cadute.

Esistono alcune abitudini che, tenute nella dovuta considerazione, possono aiutarci a prevenire l’ernia del disco. Per esempio:

  • svolgere attività fisica in modo da mantenere il corpo efficiente e i muscoli della schiena forti e flessibili;
  • quando solleviamo oggetti pesanti, meglio sfruttare la forza delle gambe e non piegare o torcere la schiena o il collo;
  • se dobbiamo passare molte ore seduti, per esempio guidando durante un viaggio o lavorando alla scrivania, prendiamoci spesso delle pause per fare stretching e camminare un po’;
  • facciamo attenzione a mantenere una postura corretta, sia in piedi sia seduti.

L’ernia del disco è un disturbo che, in molti casi, non richiede interventi chirurgici (suggeriti solo nei casi più gravi) e migliora nel tempo grazie al riposo, all’utilizzo di farmaci antinfiammatori e alla terapia fisica. Se dopo 4-6 settimane non si sono ottenuti risultati apprezzabili, è probabile che il medico curante richieda ulteriori accertamenti.

Per alleviare i sintomi si può decidere di affidarsi a un fisioterapista e di ricorrere all’utilizzo di medicinali antinfiammatori e antidolorifici, come i cosiddetti FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei, che in alcuni dosaggi si possono acquistare liberamente, senza necessità di presentare la prescrizione del medico, e svolgono un’azione analgesica e antinfiammatoria.

Ernia del disco